Riflessione su donne e sicurezza negli spazi urbani

Il titolo originale dell’articolo è  “Gli occhi sulla strada. Donne e sicurezza negli spazi urbani” e lo potete trovare qui in italiano e qui in inglese.

L’articolo, dal blog F come Femminismi pone delle riflessioni interessanti sul potenziale della progettazione urbana più funzionale alle donne; progettazione che, allontanandosi dalle solite strutture “al maschile” possa incentivare la sicurezza delle donne e una mobilità facilitata.
L’articolo poi fornisce alcune riflessioni specifiche legate alle dinamiche di violenza di genere negli spazi pubblici.
Buona lettura!

Più di cinquant’anni fa Jane Jacobs scrisse Vita e Morte delle Grandi Città (The Death and Life of Great American Cities), offrendo forse il suo maggiore contributo allo sviluppo degli studi urbanistici e cambiando radicalmente il modo in cui oggi pensiamo la vivibilità delle città, attraverso il concetto degli occhi sulla strada.

La strada deve essere sorvegliata dagli occhi di coloro che potremmo chiamare i suoi naturali proprietari. In una strada attrezzata per accogliere gli estranei e per garantire lo loro sicurezza e quella dei residenti, gli edifici devono essere rivolti verso la strada; non è ammissibile che gli edifici lascino la strada priva di affacci, volgendo verso di essa la facciata posteriore o i lati cechi.” Secondo la Jacobs, una città vivibile e fiorente è una città in cui le persone si sentano al sicuro, pur essendo fondamentalmente estranee le une alle altre. Ma com’è possibile? E’ possibile avendo strade frequentate.

Tutti sanno che una strada urbana frequentata è probabilmente anche una strada sicura, a differenza di una strada urbana deserta.” Gli occhi sulla strada assicurano un tipo di sorveglianza informale, perché le strade rappresentano la scena principale dell’ambiente urbano.

Viene da chiedersi, ma gli occhi sulla strada funzionano nel 2016? Sento spesso i racconti di amiche che sono apostrofate e aggredite per strada senza che nessuno intervenga. Quasi ogni giorno leggo status su Facebook di donne più o meno giovani che s’indignano in rete contro le aggressioni sui mezzi pubblici, nei parchi, nei parcheggi o nei luoghi pubblici. Leggo quotidianamente storie di aggressioni in strada (spesso a sfondo sessuale) come l’aggressione collettiva nella piazza di Colonia la notte di Capodanno. Si è parlato di un migliaio di giovani uomini coinvolti, e di più di 80 donne che hanno denunciato alle forze dell’ordine reati di aggressione sessuale e borseggi.

lhxrmesp7l8-samuel-zeller

Uno studio sulla violenza contro le donne promosso dalla Commissione Europea riporta che una donna su tre nei Paesi UE ha subito violenze fisiche e/o sessuali dall’età di 15 anni, e che donne vittime di violenza hanno più paura di subire ulteriori aggressioni. Lo studio mostra anche che le donne temono potenziali aggressioni da parte di estranei e che più della metà di loro evita situazioni o luoghi per paura di essere aggredite fisicamente e sessualmente. Quattro donne su dieci evitano luoghi pubblici quando non sono frequentati e scelgono deliberatamente di evitare certe strade o di andare in certe zone per paura di aggressioni e violenze. Per gli stessi motivi, una donna su sette esce di casa raramente e molte si procurano oggetti di difesa personale.

E’ possibile quindi separare la sicurezza nelle città dal sentimento di paura e dalla, ahimè, diffusa violenza contro le donne, sia essa fisica, sessuale o psicologica, nel privato quanto in pubblico?

Qual è il ruolo della pianificazione urbanistica nel prevenire le violenze e il senso di pericolo nelle strade? Le donne nei luoghi pubblici hanno paura, hanno più paura rispetto agli uomini, e molte scelgono di limitare i propri spostamenti in modi diversi. C’è chi fa di tutto per non camminare da sola specialmente di notte, chi non incrocia lo sguardo degli uomini in pubblico, chi attraversa sull’altro lato della strada se si sente minacciata, chi cambia itinerario o mezzo di trasporto. C’è addirittura chi cambia o lascia il lavoro. Interessandosi del modo in cui le donne vivono le città in cui abitano, il fotografo francese Guy di Méo, specializzato in geografia sociale e culturale, parla di «mura invisibili» che delimitano i confini spaziali entro i quali le donne si sentono rinchiuse e che impediscono loro accesso alle zone pericolose, o percepite come tali.

L’utilizzo e la percezione dello spazio urbano e le preoccupazioni relative alla sicurezza dei suoi abitanti, soprattutto di quelli più a rischio (donne in contesti d’immigrazione, lavoratori precari e donne più anziane) sono fortemente radicati nelle norme patriarcali culturalmente dominanti e nelle dinamiche sociali. Questo si riflette inevitabilmente nella progettazione delle nostre città, così come nelle dinamiche relazionali, nella violenza degli uomini contro le donne, e infine nella paura di questa violenza, tanto nella sfera pubblica quanto in quella privata. Il genere, il colore della pelle, l’orientamento sessuale e le disabilità hanno un impatto sulla mobilità urbana di uomini e donne, così come hanno un impatto le scelte spaziali delle attività quotidiane. Nonostante ciò, le conseguenze sono profondamente diverse per le persone che le subiscono.

Lo sviluppo della pianificazione architettonica delle città è intrinsecamente maschile, in linea con la concezione eternormativa dello spazio urbano distribuito in base ai ruoli sociali di genere. Solo recentemente si è iniziato in parte a mettere in discussione i pregiudizi andro-centrici e classisti. Campagne e iniziative popolari, così come politiche pubbliche, per esempio, si stanno interessando al problema della sicurezza nelle città guardandoli con le lenti del genere. Sono in aumento le misure d’intervento come audizioni sulla mappatura e il miglioramento dell’illuminazione, apertura, visibilità e accessibilità ai servizi pubblici. Queste misure stanno migliorando la sicurezza degli spazi pubblici e la mobilità in molte città. Purtroppo, questi occhi sulla strada e la tecnologia che li rende possibili sono stati a volte usati in modo improprio a scopo repressivo, più che per rendere le città più sicure.

La pianificazione spaziale può davvero contribuire a prevenire la violenza e il senso di insicurezza nelle città, o si tratta solo di misure che curano i sintomi e non le cause delle differenze di potere nella società e della violenza contro le donne?

Di certo, le città saranno luoghi di emancipazione solo quando uomini e donne le abiteranno appieno, costruendo una mobilità urbana sostenibile, e insieme contrastando le violenza contro le donne.

L’articolo è stato scritto da Alexandra Ana.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...