MARIA MONTESSORI

La maggior parte di noi conosce bene questo viso dolce per averlo visto ogni volta che si doveva aprire il portafoglio negli anni ‘90. Infatti tra i tanti riconoscimenti che Maria Montessori ebbe in vita e post mortem, fu quello di essere stata l’unica donna ad aver avuto il privilegio di posare sulle banconote italiane (mille lire).

Fatta questa piccola ma doverosa premessa, la storia di Maria Montessori ha inizio nel piccolo paese di Chiaravalle, in provincia di Ancona il 31 agosto 1870.

Era figlia unica di una famiglia medio-borghese e fin dai primi anni di studio manifestò interesse per le materie scientifiche, soprattutto matematica e biologia, una circostanza che le causò contrasti con i genitori, i quali avrebbero voluto avviarla alla carriera di insegnante anziché di dottoressa.

La sua famiglia dovette ricredersi però quando la propria figlia dopo essersi laureata come una delle prime donne in Medicina in Italia, iniziò a collezionare una serie di successi scientifici che le fecero guadagnare riconoscimenti e borse di studio. Approfondì lo studio e la ricerca in particolar modo sui bambini con disturbi psichici con un collega, Giuseppe Montesano, con cui ebbe una relazione ed un figlio, Mario, che partorì di nascosto affidandolo ad un’altra famiglia.

La rinuncia al figlio e la dolorosa fine della relazione con Montesano, segnarono un profondo cambiamento nella sua vita.

Se da un lato la sua militanza femminista divenne sempre più intensa (nel 1899 venne inviata a rappresentare l’Italia nel congresso femminista di Londra), dall’altro il suo interesse verso i bambini con disturbi si estese agli studi e alla ricerca sui comportamenti infantili, anche dei bambini cosiddetti “normali”.

Anziché applicare i vecchi metodi d’insegnamento, Maria osservava i comportamenti dei bambini che aveva in cura cercando il modo corretto per entrare in contatto con loro.

Lasciava che questi bambini potessero muoversi liberamente e scegliere le attività che preferivano e queste sue tecniche innovative si dimostrarono molto efficaci con i bambini disabili tanto che Maria decise di aprire una scuola per tutti i bambini dove avrebbe applicato la sua stessa metodologia. La chiamò “ la casa dei bambini”.

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Per la sua nuova scuola vennero messi mobili “a misura di bambino” in modo tale da mettere a proprio agio i “piccoli umani” che avrebbero accolto per farli sentire più indipendenti e capaci di muoversi ed agire senza l’aiuto degli adulti.

Durante le sue lezioni i bambini imparavano anche cose molto pratiche come apparecchiare da soli la tavola, allacciare e slacciare i bottoni… Erano azioni semplici ma che li aiutavano a provare quel senso di efficacia fondamentale per sentire la felicità che solo l’indipendenza sa dare.

Con l’istituzione della prima “Casa dei Bambini” a Roma nel 1907, tutte le “Case” che seguirono poi negli anni, non erano scuole ma dei veri e propri progetti sociali, autentici laboratori in cui applicare il metodo. Nelle “Case” le maestre si proponevano di sviluppare il grande potenziale presente nel bambino, dirigendo le attività senza però determinarle.

Maria Montessori pubblicò nel 1909 “Il metodo della pedagogia scientifica” che, tradotto in numerosissime lingue, darà al metodo Montessori una risonanza mondiale.

L’educatrice più famosa del XXI secolo si spense il 6 maggio 1952 a Noordwijk, in Olanda, vicino al Mare del Nord.

La sua opera continua a vivere attraverso le migliaia di scuole materne, primarie, secondarie e superiori in tutto il mondo che adottano il suo metodo ancora oggi.

 

 

La frase del #freeday di oggi è:

«L’adulto deve farsi umile e imparare dal bambino a essere grande.»

 

Questa e altre storie di donne famose su Freeda – Feel free around, un progetto di Freeda

 

 

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