ELSA MORANTE

Proprio oggi, poco più di 100 anni fa nasceva una di quelle scrittrici di grandissimo spessore, tra le figure letterarie italiane più rappresentative del dopoguerra.

L’amore per la scrittura arriva quand’è ancora adolescente, con la stesura di fiabe e storielle per bimbi, molte poesie e alcuni racconti brevi. Dal 1933 infatti, fino allo scoppio della guerra, indirizzata dal bravo critico Francesco Bruno che in lei scorge un certo talento per le lettere, la scrittrice pubblica su diverse testate e riviste i suoi scritti, dal “Corriere dei Piccoli” al “Meridiano”, fino al giornale “I diritti della scuola”.

Termina allora il liceo e decide di andare a vivere da sola, iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Tuttavia, ben presto deve abbandonare gli studi universitari, causa le ristrettezze economiche nelle quali si ritrova. A partire dal 1935 infatti, la Morante vive sola e si guadagna da vivere con la redazione di tesi di laurea, dando lezioni private di italiano e latino e, come detto, collaborando con alcuni periodici.

Nel 1936 incontra Alberto Moravia, che diventerà suo marito nel 1941. Con il marito, al di là delle incomprensioni e delle crisi che via via li attraverseranno, conoscerà e intratterrà rapporti con i massimi artisti italiani del Novecento, da Pier Paolo Pasolini a Umberto Saba, fino ad Attilio BertolucciGiorgio BassaniSandro Penna ed Enzo Siciliano.

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Nel 1948, finalmente vede la luce il suo primo romanzo, “Menzogna e sortilegio”, edito da Einaudi grazie all’opera di Natalia Ginzburg. Il libro vince il Premio Viareggio e viene anche tradotto negli Usa, con il titolo “House of Liars”, nel 1951. Il primo lavoro della Morante rivela tutte le sue grandi qualità di narratrice, per quanto risenta ancora di certi schematismi narrativi, si libererà di loro  con il suo secondo lavoro, accolto da un grande successo di pubblico e critica. È “L’isola di Arturo“, edito nel 1957 e vincitore del Premio Strega, oltre che ispiratore dell’omonimo film diretto da Damiano Damiani.

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Inizia un periodo segnato per lo più dall’esperienza del viaggio: la Morante visita gli Stati Uniti, il Messico, il Brasile, l’India, la Cina, in compagnia talvolta del marito e talvolta degli amici. Nel 1962 si separa in modo definitivo da Moravia, ed entra in una fase di depressione e difficoltà emotive, Nel 1976 poi, comincia la stesura del suo ultimo romanzo dal titolo “Aracoeli”, il quale vedrà la luce solo nel 1982. Due anni prima infatti, l’autrice si frattura un femore, ed è costretta a letto per una lunga degenza.

Subisce un intervento chirurgico e perde l’uso delle gambe portandola a soffrire ancora di più della proprio situazione fisica. Nell’aprile del 1983, tenta il suicidio aprendo i rubinetti del gas e a salvarla è una domestica. Il 25 novembre del 1985, a seguito di un nuovo intervento di chirurgia, Elsa Morante muore d’infarto in una clinica di Roma all’età di 73 anni.

La frase del #freeday di oggi è:

«Solo chi ama conosce. Povero chi non ama».

 

Questa e altre storie di donne famose su Freeda – Feel free around, un progetto di Freeda

 

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