SIBILLA ALERAMO (RINA FACCIO 1876-1960)

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Mentre si sta svolgendo il Salone del Libro di #Torino vogliamo dedicare il #freeday di oggi ad una scrittrice piemontese che ha fatto della scrittura e dell’amore, i suoi strumenti per essere la donna che desiderava.
A distanza di più di 100 anni dalla pubblicazione di uno dei capisaldi del femminismo italiano “Una donna” vi raccontiamo la storia di chi questo libro lo ha scritto.Amando scrivere ed annotare tutto quanto i suoi occhi osservavano, quando la sua famiglia si trasferì da #Milano in un piccolo paese delle#Marche, lei spronata da suo padre che tanto amava, iniziò a lavorare come bibliotecaria nella sua fabbrica. All’età di sedici anni dovette sposare un operaio della fabbrica, poiché dopo essere stata violentata da lui, ne era rimasta incinta.
Risentendo molto della costrizione di un’unione così forzata e della delusione verso la sua famiglia che l’aveva voluta, si rifugiò nella sua unica salvezza e valvola di sfogo: la scrittura.
Anche se aveva ricevuto solo un’istruzione elementare, la giovane Rina aveva talento: cominciò a collaborare con riviste femministe e, per tutta la vita scrisse recensioni di libri e critiche letterarie. Nel 1899, la sua reputazione era diventata così grande, che le fu offerto di dirigere una rivista femminile a Milano, dove si era trasferita, per un breve periodo. Milano le aveva offerto una finestra sul mondo, così quando il marito la costrinse a tornare al paese, Rina prese la difficile decisione di abbandonare la sua famiglia ed iniziare una vita che le permettesse di affermarsi come persona e ad anteporre la sua felicità al ruolo cucitole dalla società.Distrutta dalla separazione dal figlio, si trasferì a Roma nel 1902 dove conobbe #GiovanniCena, direttore della rivista letteraria La Nuova Antologia, con il quale instaurò un sodalizio culturale e spirituale per sette anni. Fu durante questo periodo che Rina Faccio, guidata e supportata dal suo mentore e dagli altri intellettuali divenuti suoi amici, pubblicò il suo primo libro: #UnaDonna (1906). Con questo evento, #RinaFaccio divenne Sibilla Aleramo, un nuovo nome per una nuova vita.
La scelta del nome d’arte di #SibillaAleramo non fu casuale, riassumeva nel semplice anagramma di “amorale” il modo in cui si sentiva lei in quella società: spudorata, eccentrica, autodidatta, senza censure, «pellegrina d’ amore», simbolo di donna ribelle e trasgressiva.
Pensate allo scandalo che creò, nel 1906 l’uscita di un libro in cui una donna raccontava la sua vita riappropriandosi della sua libertà anteponeva il suo diritto alla felicità, all’amore materno. Persino oggi alcune donne fanno ancora fatica ad essere ben accettate quando scelgono di mettere la carriera al primo posto.Finita la sua storia con Giovanni Cena, nel 1910, Sibilla iniziò un ultimo e lungo viaggio durato venti anni fatto di scoperte, amicizie e amori. In questo periodo, continuando a scrivere e a collaborare con diverse riviste, la scrittrice attraversò tutta l’Italia e parte dell’ #Europa, alla ricerca dell’amore perfetto, che avrebbe dato un senso assoluto alla sua vita.

Nel 1928, però, orami ridotta sul lastrico tornò a#Roma, dove finì i suoi giorni, dopo aver militato contro il #Fascismo ed essersi innamorata per l’ultima volta del giovane #FrancoMatacotta, uno studente quarant’anni più giovane di lei.

Leggenda del #femminismo italiano, Sibilla Aleramo si spense nel 1960, all’età di ottantatré anni, senza mai aver smesso di scrivere e di amare.

La frase scelta per il freeday di oggi è:

“ Occorre riformare la coscienza dell’uomo e creare quella della donna! ”

Questa e altre storie di donne famose su Freeda – Feel free around, un progetto di Freeda

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