Perché così poche donne architetto hanno progettato le nostre città

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Traduzione dell’articolo originale “Why have so few women been architects of our cities“, che riporta alcuni esempi di progettiste e donne che hanno trasformato alcune città in Australia per renderle più a misura di donna.

Le donne hanno spesso avuto un impatto importante sulla costruzione e sulla vita delle nostre città,  ma i loro contributi sono stati raramente riconosciuti e più spesso contrastati, secondo il nuovo libro di Jane Jose dal titolo “Places Women Make”, traducibile con “I posti che le donne fanno”.

Conta il fatto che poche donne abbiano progettato gli edifici delle città australiane? C’è una differenza nel design, nel tipo di sensibilità, nell’approccio usato da uomini e dalle donne professionisti della progettazione urbana? Perchè sono state così poche le donne che hanno progettato le nostre città e gli spazi pubblici? E perché sono state così poco riconosciute per i luoghi che hanno contribuito a progettare? Perché lo sviluppo urbano non è stato affidato alle donne o concepito anche sul loro modo di progettare?

Un grande numero di donne ha dato voce e volto alle campagne pubblicitarie urbane, ma raramente in quanto architetti e progettiste delle stesse.  Molte donne architetto hanno lavorato di volta in volta, generosamente ma invisibilmente, come collaboratrici, mogli, muse, assistenti e volontarie. Le nostre città sono piene di targhe e statue del secolo scorso che commemorano gli sforzi, la leadership, i successi e il lavoro di molti uomini australiani. Ci sono poche statue nelle città australiane che invece celebrano le donne dell’era delle colonie europee, eccetto le regine d’Inghilterra. I successi delle donne ordinarie non sono mai stati celebrati e riconosciuti fino al movimento femminista degli anni Settanta, quando alcuni busti commemorativi iniziarono ad apparire negli spazi pubblici, come quello della poetessa Judith Wright, che si trova nel Civic Centre di Canberra, e quello della suffragetta Mary Lee, sulla Adelaide’s North Terrace. Dove si trova invece quella di Marion Mahony, per il suo ruolo come co-designer della capitale australiana?

Mentre le dinamiche sociali cambiano, in Australia le donne rimangono sempre nei ruoli di cura, come maestre, madri, nonne, e gli altri ruoli legati al ciclo di vita, della natura e dell’educazione. Sanno come piccoli e semplici accorgimenti urbani, come viali alberati, percorsi, panchine lungo le strade e parchi dove i bambini possano giocare e i cani correre migliorerebbero la vita a tutti. Il loro istinto protettivo ha molto da offrire alla progettazione degli spazi pubblici in numerosi contesti urbani.

Eppure vengono ancora messe a dura prova quando vogliono promuovere un cambiamento. Le donne che sono diventate leader di successo e che sono riuscite a fare la differenza nella progettazione degli spazi pubblici affermano che la propria competenza nel cambiare le cose veniva messa in dubbio appena proponevano di modificare un contesto urbano. Leader come la filantropa irlandese Mary Robinson e la sindaca di Sydney Clover Moore ammettono che, per molte donne, le proprie campagne politiche iniziano intorno al tavolo della cucina, fiduciose nelle proprie capacità.

Entrambe raccontano come molte volte siano state messe in guardia sul loro probabile fallimento. Sentirsi dire di non essere capaci di raggiungere degli obiettivi costituisce spesso un incoraggiamento ad andare avanti. Durante un dibattito pubblico tenuto dal gruppo di attiviste 1 Million Women che si occupa di cambiamento climatico, Robinson parlò dei gruppi e dei movimenti nati attorno a dei tavoli da cucina. 1 Million Women, finanziato dalla filantropa Tara Hunt e fondato da Natalie Isaacs attorno al proprio tavolo della cucina, è volto a raggiungere un obiettivo pratico ma a livello globale, incoraggiando le donne a ridurre le emissioni di carbonio, insegnando loro dei modi semplici per condividere idee per risparmiare energia e ridurre emissioni. il modo di guidare una comunità locale simile è un esempio di come si possa  usare il potere che le donne hanno nella vita quotidiana per incentivare un’azione globale verso il cambiamento.

Sidney è in buone mani con Clover Moore. Come molte donne che iniziano l’attività politica in opposizione a politiche di sviluppo di bassa qualità, è riuscita a trasformare la protesta in azione e ha supervisionato la creazione di luoghi pubblici meravigliosi. Moore ha iniziato con passione interessandosi a una problematica precisa legata al posto dove viveva: voleva una piccola zona erbosa per far giocare i suoi bambini al posto della ruvida zona di cemento dipinta di verde del parchetto locale.

La sindaca precedente di Adelaide, Jane Lomax Smith, volle fermare la costruzione di un hotel multipiano nel suo vicinato, vicino a una strada piena di cottage e case coloniali originali del 19° secolo, e diventò una leader politica -per i venti anni successivi.

Una delle prime donne ad avere il ruolo di sindaca a Melbourne fu Winsome McCaughey, iniziò la sua attività politica come attivista, facendo progetti attorno al tavolo della propria cucina. Una domenica pomeriggio, con 50 vicini raccolti nella sua villa in centro città, progettò un’azione comunitaria per proteggere l’eredità dell’ elegante strada di Melbourne, Collins Street, e i vicoli del centro città. Dobbiamo ringraziarla per molte cose. Il suo progetto di trasformare i viottoli e le strade del centro città in spazi vivibili continua, con edifici più fruibili, magazzini e vicoli, continuamente reinventati dai contributi creativi di ogni generazione.

La sindaca di Perth Lisa Scaffidi ha usato i profitti del boom minerario per investire alcuni fondi cittadini in spazi pubblici, trasformando Perth in una città piacevole e attrattiva, con, al suo interno, luoghi di incontro pubblici per la comunità.

E Anna Bligh, come ministra dell’arte per il Queensland prima e come prima ministra poi,  appoggiò l’espansione della vita culturale di Brisbane creando nuovi spazi a Southbank, rendendolo un distretto artistico molto prospero nel centro città.
Molte di queste storie di cambiamenti fatti da donne hanno un elemento in comune: le donne stesse, che con coraggio e determinazione, si son fatte spazio nel ruolo di progettiste delle città, ruolo considerato tendenzialmente una prerogativa maschile.

Costruire e fare una città non significa solo costruire nuovi spazi ed edifici; costruire una città significa preservare luoghi già funzionali e connetterli a ciò che li circonda, adattandoli ai cambiamenti. Significa mettere al centro le comunità, e scoprire nuovi modi di vivere.

A partire dalla Griffin, che disegnò il viale alberato di Canberra e immaginò un lago al suo interno, le donne creative hanno portato avanti azioni di modifica urbana in molti luoghi pubblici e in svariati modi, senza aver paura di cambiare il nostro modo di vivere le città, e anzi portando nuove esperienze ed elementi di ricchezza per le comunità locali, dalle piste ciclabili ai giardini comunali, dai mercati locali all’arte pubblica. Gli spazi piccoli contano quanto quelli grandi, ed entrambi possono risultare fondamentali nell’influenzare il senso di comunità e l’attitudine verso turisti e stranieri.

L’urbanista Jane Jacobs diceva che i grandi piani possono portare errori “I grandi piani non hanno mai preoccupato le donne. Le donne si sono sempre interessate ai piccoli piani”.

Quest’articolo è un estratto modificato da “Places Women Make” di Jane Jose, pubblicato dalla Wakefield Press.

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